Caracas, la difesa bolivariana

 

—Geraldina Colotti, 22.2.2014 “Il Manifesto”

 

Venezuela. Donne chaviste in piazza per la pace. L'opposizione manifesta per la liberazione del leader di Voluntad Popular, Leopoldo Lopez

 

http://ilmanifesto.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/22/venezuela-corteo-opposizione-reuters.jpg

 Opposizione per le strade del Venezuela

© Reuters

 

 

Olio sull’asfalto e fil di ferro teso per bloc­care le strade alle moto. E’ l’ultima tro­vata dei gruppi oltran­zi­sti che ani­mano le pro­te­ste in Vene­zuela, e che hanno pro­vo­cato due morti e due feriti gravi. Nello stato Lara, è invece stato ucciso un mani­fe­stante cha­vi­sta, fra­tello di un depu­tato del Par­tito socia­li­sta unito del Vene­zuela (Psuv).

Il pre­ce­dente bilan­cio for­nito dal governo era di 8 vit­time, 137 feriti e 24 per­sone arre­state. La mag­gior parte dei fer­mati non si trova die­tro le sbarre, ma è sot­to­po­sta a misure di sor­ve­glianza, come atte­sta il quo­ti­diano di oppo­si­zione El Uni­ver­sal.

La lista dei cada­veri rischia però di allun­garsi col per­du­rare delle pro­te­ste vio­lente che chie­dono «la salida» (l’uscita) dal governo del pre­si­dente Nico­las Maduro. Una cam­pa­gna lan­ciata da Leo­poldo Lopez, Maria Corina Machado e Anto­nio Lede­zma. Tre diri­genti della Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud), insof­fe­renti della via demo­cra­tica che con­sen­ti­rebbe loro di rac­co­gliere le firme e indire un refe­ren­dum revo­ca­to­rio alla metà del man­dato pre­si­den­ziale. Lopez è un poli­tico di destra (Volun­tad popu­lar) ina­bi­li­tato per mal­ver­sa­zione, con­dan­nato e poi amni­stiato per atti­vità cospi­ra­tive durante il golpe con­tro Cha­vez del 2002, quand’era sin­daco di Cha­cao. Attual­mente è in car­cere con l’accusa di aver isti­gato le vio­lenze di piazza del 12 feb­braio, come già aveva fatto per quelle post-elettorali dell’aprile scorso, che por­ta­rono alla morte di 11 mili­tanti chavisti.

Allora aveva a fianco il sodale di sem­pre, il due volte can­di­dato della Mud alle pre­si­den­ziali, Hen­ri­que Capri­les Radon­ski, gover­na­tore del ricco stato Miranda: che però ora si sta smar­cando dalla via vio­lenta, insieme a parte dell’opposizione.

L’intera Mud ha comun­que indetto la mani­fe­sta­zione di ieri per chie­dere la libe­ra­zione di Lopez: che si è svolta senza inci­denti, fino al momento per noi di andare in stampa.

La Defen­so­ria del pueblo

Intanto, infu­ria la pole­mica poli­tica e media­tica tra chi vuol met­tere all’angolo il governo socia­li­sta e chi ne difende l’operato. Al cen­tro, le respon­sa­bi­lità sui morti di piazza e le denunce di tor­ture pre­sen­tate da uno stu­dente di oppo­si­zione, che ha soste­nuto – non davanti al suo avvo­cato, ma in seconda bat­tuta – di essere stato vio­len­tato con un fucile. Il Vene­zuela di oggi è molto diverso da quello che, nella IV Repub­blica, «risol­veva» i pro­blemi della delin­quenza con il «madru­go­nazo», i rastrel­la­menti all’alba nei quar­tieri popo­lari com­piuti dagli squa­droni di poli­zia (gli stessi coin­volti nei prin­ci­pali fatti cri­mi­nali del paese).

La costi­tu­zione varata nel ’99 con­tem­pla un lungo elenco di diritti (a par­tire da quelli eco­no­mici) e un isti­tuto deter­mi­nante, la Defen­so­ria del pue­blo, ora diretto da Gabriela Rami­rez, garan­ti­sta sti­mata a livello inter­na­zio­nale. Nean­che la poli­zia poli­tica è più quella della IV Repub­blica. Allora, nelle demo­cra­zie dell’alternanza tra cen­tro­de­stra e cen­tro­si­ni­stra, molto apprez­zate da Washing­ton e dall’Europa, vi erano cen­tri di deten­zione clan­de­stini, in cui tor­tu­ra­vano gli uomini del piano Con­dor e della Cia come l’anticastrista Luis Posada Car­ri­les. Prima ancora che nelle dit­ta­ture cilena e argen­tina degli anni ’70, è in Vene­zuela che vi sono state le prime scom­parse di oppo­si­tori poli­tici. La Com­mis­sione con­tro l’oblio ha rie­su­mato corpi e ritro­vato luo­ghi in base alle testi­mo­nianze dei soprav­vis­suti. Alcuni fun­zio­nari di allora sono sotto inchiesta.

Scuola di pacifismo

Il governo boli­va­riano ha man­dato a scuola di paci­fi­smo e di diritti umani forze dell’ordine e corpi mili­tari, ha creato una poli­zia nazio­nale che non esi­steva in un paese fede­rale com­po­sto da 25 stati. Nei feudi della destra, le poli­zie rispon­dono però soprat­tutto alle auto­rità locali. E non tutto è stato boni­fi­cato, come emerge dalle vicende di piazza di que­sti giorni. Chi ha spa­rato – con la stessa pistola ma in luo­ghi diversi – al noto lea­der dei col­let­tivi di quar­tiere «Juan­cho» Mon­toya e a due ragazzi di destra? Maduro ha affer­mato che alcuni fun­zio­nari della poli­zia poli­tica, il Sebin, «non hanno ubbi­dito agli ordini» e che sono sotto inchie­sta. E qual­che gene­rale a riposo è sotto sorveglianza.

Un uomo si è sca­gliato con la mac­china con­tro la rap­pre­sen­tanza con­so­lare nell’isola di Aruba (a nord del Vene­zuela), dipen­dente dai Paesi bassi, e Maduro ha con­vo­cato l’ambasciatore olan­dese. Il gover­na­tore dello stato Cara­bobo, Fran­ci­sco Ame­liach, ha detto di aver sco­perto esplo­sivi a 150 metri dalla casa della moglie e del figlio. E il pro­iet­tile che ha ucciso la gio­vane modella nella zona risulta pro­ve­nire dalle fila di oppo­si­zione con cui la ragazza manifestava.

Esperti di guerre mediatiche

«Esperti di guerra psi­co­lo­gica e media­tica sono arri­vati nel paese per orche­strare un piano vio­lento: secondo un copione det­tato da John Kerry», ha detto la gio­vane mini­stra per la comu­ni­ca­zione Delcy Rodri­guez. E Maduro ha revo­cato il per­messo a due gior­na­li­ste della Cnn spa­gnola, aper­ta­mente schie­rate con l’opposizione fin dal golpe del 2002. Poi ha invi­tato Kerry, che ha pro­te­stato per «l’inaccettabile vio­lenza», a istau­rare un «dia­logo all’altezza» e ha rispe­dito al mit­tente le «inge­renze» della Ue e del pre­si­dente colom­biano Manuel Santos.

Maduro ha incon­trato i diri­genti di oppo­si­zione subito dopo l’ampia vit­to­ria alle comu­nali dell’8 dicem­bre (il 76% dei muni­cipi). La sini­stra più mar­xi­sta del cha­vi­smo, lo invita però a non accet­tare pol­pette avve­le­nate dalla Mud, che con una lin­gua parla di paci­fi­smo e con l’altra cospira.

Su aporrea.org, lo sto­rico Vla­di­mir Aco­sta, docente all’Università cen­trale, offre un’altra pro­spet­tiva. Le chia­mate ecu­me­ni­che non ser­vono, dice, essere gio­vani è una con­di­zione non un merito.

Gli stu­denti di destra non sono «mani­po­lati», ma mili­tanti che rispon­dono a pre­cisi inte­ressi di classe e seguono i loro diri­genti, come fanno i ragazzi di sini­stra. «Il vec­chio arma­men­ta­rio della destra fasci­sta e machi­sta – afferma – si rin­nova e si tra­manda attra­verso que­sti gio­vani che vi si rico­no­scono». Quindi, meglio assu­mersi la respon­sa­bi­lità del con­flitto e met­ter fine «all’impunità di chi com­mette gravi reati». Aco­sta dis­sente dalla dina­mica messa in moto da Cha­vez dopo il golpe del 2002, quando tornò al governo con il cro­ce­fisso in una mano e la costi­tu­zione nell’altra. E così – ricorda – «nel 2007, men­tre la destra in piazza ci spa­rava pal­lot­tole, noi rispon­de­vamo get­tando rose. E stiamo con­ti­nuando sulla stessa strada».

Que­sto, però, non ha impe­dito allora ai grandi media di tuo­nare con­tro il «dit­ta­tore» Cha­vez (ricon­fer­mato dalle urne fino a poco prima di morire, il 5 marzo scorso). Così come gli atteg­gia­menti con­ci­lianti di Maduro non stanno impe­dendo oggi i tito­loni con­tro il governo insop­por­ta­bile di un ex ope­raio del metro.

Lo scopo delle destre

La destra estrema e il vec­chio con­so­cia­ti­vi­smo lan­ciano un mes­sag­gio con­ver­gente: se non si può spaz­zare via que­sto «socia­li­smo boli­va­riano», che almeno lo si zavorri, in modo da ren­dere iner­ziali le spinte più avan­zate verso l’autogestione ope­raia e lo stato comu­nale. «Non ci sie­de­remo mai al tavolo con l’opposizione per nego­ziare i diritti del popolo vene­zue­lano, potremmo farlo solo per lavo­rare insieme per il bene delle comu­nità, per esem­pio dando forza al Piano di pace e paci­fi­ca­zione con­tro il cri­mine», ha detto il mini­stro degli Esteri, Elias Jaua. Intanto, la destra ha salu­tato con favore la nuova riforma del sistema cam­bia­rio varata in que­sti giorni dal governo: «Con­sen­tirà final­mente di pagare il grande debito che l’Esecutivo ha con le imprese», ha scritto El Uni­ver­sal.

Sostiene invece Manuel Suther­land, espo­nente della Aso­cia­cion Lati­noa­me­ri­cana de Eco­no­mia Poli­tica Mar­xi­sta (Alem): a par­tire dal con­trollo dei cambi, isti­tuito nel 2003, l’imprenditoria pri­vata «ha impor­tato 317.000 milioni di dol­lari, oltre tre Piani Mar­shall, e il risul­tato è la tre­menda scar­sità dei pro­dotti e la loro pes­sima qua­lità: per­ché la ten­denza natu­rale del capi­tale è quella di accu­mu­lare capi­tale e lasciare il paese in miseria».

La guerra economica

Il Vene­zuela ha scon­tato da allora una fuga di capi­tali per circa 150.000 milioni di dol­lari, più o meno pari al 43% del Pil dell’anno 2010. «Que­sto favo­ri­sce la sva­lu­ta­zione della moneta e un raf­for­za­mento delle quo­tiz­za­zioni spe­cu­la­tive del cosid­detto dol­laro paral­lelo, che si vende 15 volte più caro del dol­laro uffi­ciale».

Un dol­laro uti­liz­zato da tutti i com­mer­cianti per fis­sare i prezzi dei pro­dotti, ecce­zion fatta per i pochi rego­lati. Coloro che rice­vono dol­lari uffi­ciali non hanno nes­sun incen­tivo a por­tare merci nel paese, «pre­fe­ri­scono deviare gli acqui­sti e appro­priarsi ille­gal­mente dei dol­lari che in seguito potranno ven­dere con un gua­da­gno del 1500% esen­tasse nel mer­cato paral­lelo». Que­sto pro­voca penu­ria, impen­nata dei prezzi, caduta della qua­lità dei beni e dei ser­vizi e tutti i pro­blemi della cosid­detta «guerra eco­no­mica» Anche l’economista Jac­ques Sapir, la cui ana­lisi pub­bli­che­remo sul Diplo di marzo (www.medelu.org), indi­vi­dua il cuore del pro­blema nel diva­rio cre­scente dal 2010 e diven­tato esplo­sivo dallautunno del 2012 fra il livello del tasso di cam­bio uffi­ciale (o nomi­nale) e il tasso di cam­bio reale. Uno scarto che ha ori­gini strut­tu­rali nella poli­tica del cre­dito «impo­sta dalla crisi e neces­sa­ria allo svi­luppo del paese». E ne ha altre con­giun­tu­rali legate soprat­tutto al finan­zia­mento dell’impresa petro­li­fera di stato Pdvsa da parte della Banca cen­trale: neces­sa­rio per­ché “Pdvsa doveva ven­dere i pro­venti al tasso uffi­ciale, ma si vedeva costretta a pagare for­ni­tori che le fat­tu­ra­vano ser­vizi e pro­dotti sulla base del tasso di cam­bio reale”.

I pro­venti del petro­lio, inca­me­rati dallo stato mediante Pdvsa, hanno con­sen­tito una con­si­stente ridi­stri­bu­zione delle risorse a favore degli strati popo­lari.

«Non per­met­te­remo al fasci­smo, che ha mostrato i suoi denti da latte nel golpe del 2002 e ora ha grosse zanne, di ripor­tare la mise­ria e l’esclusione», ha detto ieri la mini­stra degli affari Peni­ten­ziari, Iris Varela, durante la grande mar­cia delle donne cha­vi­ste a favore del governo che si è svolta nella capitale.